Mimi
o Sumaseba (e il suo "seguito") è un manga
che Aoi Hiiragi ha iniziato a
serializzare a partire dal 1990 per la casa editrice Shueisha.
I tre racconti presentati sono accumunati dal tocco leggero della
narrazione e dal tono che rifiuta l'enfasi, anche nelle scene critiche.
Diverse sono le atmosfere, che vanno dalla luminosità di Mimi
o Sumaseba, all'oniricità ambigua di Ore
felici, a quelle tipiche della commedia di Quando
Fioriscono le Campanule. Inoltre, mentre Mimi o Sumaseba
e Quando fioriscono le campanule raccontano una storia, Ore felici
è piuttosto una riflessione esplicita sul sentimento. Tutte
le storie, comunque, hanno al centro la presa di coscienza da parte
dei protagonisti dei propri sentimenti, che, in Mimi e Campanule,
avvengono nonostante si mantenga la cecità rispetto ai sentimenti
di chi è loro vicino (Shizuku non si accorge dei sentimenti
di Yuko e Sugimura; Tsuge di quelli di Maruoka), quasi a significare
che l'amicizia non significa di per sè trasparenza e che, in
fondo, la consapevolezza dei sentimenti altrui è patrimonio
di un'età diversa dall'adolescenza. Curiosamente, l'accettazione
dei propri sentimenti avviene confrontandosi i protagonisti con tre
momenti diversi della propria vita: il presente, in Mimi o sumaseba,
il futuro, in Ore felici, ed il passato, in Campanule.
In conclusione, pur non offrendo tratti di particolare originalità,
questi racconti sono estremamente godibili; soprattutto è piacevole
il tono sobrio della narrazione, che, comunque, soprattutto in Campanule
(il più recente dei tre) è sorretta dal ritmo della
successione e dell'intreccio delle scene. La lettura, insomma, è
decisamente consigliata.
Mimi o Sumaseba è una storia
semplice, ma ricca di una dolcezza e di una delicatezza di toni che
la rendono a tratti affascinante. È una storia comunque ricca
di ingredienti, che si dipana attraverso una serie di incontri, che
coinvolge svariati gatti, un lontano viaggio in Europa, ombrelli portati
nonostante il sole splendente, un ritratto, un'alba risolutiva, ed
un rimescolamento di teneri sentimenti adolescenziali, scandito da
rossori ed imbarazzi. Attraverso queste vicende, Shizuku
si confronta con nuovi punti di vista e con gli inaspettati rapporti
con e fra i suoi migliori amici (Yuko
e Sugiwara); per Shizuku, il risultato
netto è, da una parte, "una strana sensazione... come
se una certa epoca della nostra vita fosse inevitabilmente finita";
dall'altra, la scoperta del bisogno insopprimibile di esprimere se
stessa, i propri pensieri ed i propri sentimenti. Cercare e scoprire
il modo di esprimere i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi sentimenti,
è la nuova sfida che Shizuku decide di affrontare. Ma non da
sola.
La narrazione della scoperta di sé, da parte della protagonista
Shizuku, si dipana attraverso le tavole, cadenzata da piccoli palpiti
del cuore e sentimenti, rappresentati ognuno con estrema sobrietà
ed una sorta di realismo nostalgico. 'Realismo', perché i sentimenti
e gli atteggiamenti vengono sempre ricondotti entro un contesto quotidiano:
valga per tutti l'incapacità iniziale di Shizuku, concentrata
su se stessa, di partecipare all'angoscia dell'amica del cuore, Yuko.
'Nostalgico' perché, nel raccontare l'inizio dell'uscita dall'infanzia,
è viva la sensazione del distacco da un modo di essere che
sembra, improvvisamente, più semplice, di quello che si va
ad incontrare. Pur concentrata sul rapporto fra Shizuku e Seiji, la
storia tratteggia in maniera particolarmente efficace il travaglio
di Yuko e Sagiwara, la cui vicenda arricchisce profondamente il ventaglio
di emozioni ed esperienze proposte. Punto di arrivo comune è
una migliore capacità di convivere con se stessi e di vivere
i propri sentimenti, i propri desideri, le proprie speranze, senza
rassegnarsi.
Se il tema sembra ben inquadrato, la resa di alcuni momenti cruciali
sembra tuttavia soffrire l'understatement scelto dall'autrice come
tono di riferimento; sebbene non si debba scartare il sospetto che
sia la nostra lettura a soffrire, per assuefazione all'enfasi, alcune
scene sembrano non sfruttate a pieno. Un esempio è senz'altro
il chiarimento fra Shizuku e Sugimura (pagg 108-112), dove i tempi
appaiono, in qualche modo, sbagliati; nello stesso modo, lo scioglimento
finale sembra troppo compresso (mentre, subito dopo, è ben
resa la riflessione di Shizuku sull'amicizia con Sugimura). In generale,
la storia sembra narrata troppo velocemente, quasi di corsa verso
il finale; è come se l'autrice avesse eliminato gran parte
delle vignette che non avrebbero avuto dialogo (in effetti, sto pensando
a come le avrebbe rese Adachi: trattasi di approccio assai discutibile...).
D'altra parte, il ritmo scelto dall'autrice rende molto bene altri
momenti, come la scena della lettura di Shizuku con gli occhiali in
biblioteca (pag. 75) e, poco oltre, la diatriba dell'ombrello, col
compagno di classe antipatico, sotto la pioggia. Efficace anche la
resa dell'attesa di Yuko triste sotto la pioggia, incrociata con l'incontro
allegro fra la sorella di Shizuku e Koji Amasawa.
Di particolare suggestione, infine, sono le tavole iniziali, che definiscono
il mistero, motore della vicenda, con il sottofondo della pioggia,
fuori dalla camera di Shizuku e che racchiudono la dolcezza che pervade
tutta la vicenda.
In conclusione, Mimi o Sumaseba mescola sensazioni delicate, ottimi
spunti e qualche goffaggine narrativa: non è lettura imprescindibile,
ma, soprattutto se svincolata dall'ingombrante confronto con l'anime
Ghibli, è lettura veramente piacevole.
Ore
Felici
("ogni volta che apro un nuovo libro, niziano le mie ore felici",
dice a sé Shizuku) ha un tono onirico ed un'atmosfera a tratti
inquietante, che lo distaccano nettamente da Mimi o Sumaseba. Più
che di una storia, si tratta della rappresentazione di una riflessione;
di conseguenza, Shizuku è indiscussa protagonista, poiché
suoi sono i pensieri che seguiamo. In altre parole, più che
di un seguito, si tratta di una riflessione sulle vicende narrate
in Mimi o Sumaseba. Il tassello di individualità marginale
conquistato da Shizuku è sostanzialmente la consapevolezza
che l'amore per e di Seiji è
un legame su cui lei (e Seiji stesso) fa affidamento; un sentimento
che dà forza, ma che, in un modo sottile, ne limita l'autonomia.
Shizuku capisce di non essere più semplicemente 'Shizuku',
bensì una parte di 'Shizuku e Seiji'.
Vista l'idea centrale, si possono perdonare alcune sfumature didascaliche
nel tono della narrazione, quali l'analogia fra il distacco di Seiji
e la libertà della nitticora, gravata dalla resonsabilità
della morte; soprattutto perché, comunque, nel contesto onirico
del racconto, le riceviamo come suggestioni e non come definizioni
o tesi.
Il tocco dell'autrice, in questo breve racconto, è assai felice,
e riesce a costruire un amalgama inquietante,
che narra efficacemente le emozioni e le sensazioni di Shizuku, accompagnate
dal basso continuo della ricerca di Seiji. Infine, particolarmente
riuscita è la rappresentazione della biblioteca dei gatti,
a partire dalla sua facciata, e poi nella sua atmosfera ambigua.
In Quando Fioriscono le Campanule
l'autrice riesce a tratteggiare, con il minimo indispensabile, un
complicato intreccio dei sentimenti: la geometria delle relazioni
è decisamente articolata, ma la narrazione è lineare
e la successione delle scene è ben cadenzata ed efficace.
Particolarmente ben riuscito è lo scioglimento della storia:
Hana che forza l'incontro fra
Kikyo e Maruoka,
ed il ritorno della ragazza, intrecciato con l'incontro di Tsuge,
Taniguchi e Hiromi,
segnato dalla tristezza quasi disperata di quest'ultima, e, quindi,
il dialogo chiarificatore fra Taniguchi e Hiromi.
I
Commenti degli Altri:
| In
My Humble Opinion:
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Decisamente
"delizioso". Non saprei trovare altri aggettivi per
meglio descrivere quello che mi ha suscitato la lettura di Mimi
o sumaseba... almeno il primo volumetto. "Ore felici"
ad essere sincera mi è piaciuto decisamente meno, per
non dire proprio per niente. Già più carina la
storiella delle campanule... Onor di merito a Miyazaki e al
compianto Kondo per la loro traposizione cinematografica, anche
se in qualche punto l'ho trovata un po' noiosetta... e cmq non
m'è andato molto giù il restyling del gatto! |
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Ancora
non ho visto il film dello Studio Ghibli, ma il manga da cui
è stato tratto mi è piaciuto molto. Una storia
davvero poetica e molto bella.
Il "secondo episodio" pubblicato sul volume Ore Felici,
invece, non mi ha detto molto, ho preferito di gran lunga la
seconda storia breve intitolata "Quando fioriscono le campanule". |
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