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JulietUna delle poche storie brevi di Chieko Hara conosciute anche in Italia è Shabondama tonda!, che significa una cosa del tipo "Le bolle di sapone sono volate via!", in riferimento a una frase che viene pronunciata nel manga da uno dei personaggi e probabilmente anche come citazione di una famosa canzoncina giapponese per bambini che ha appunto lo stesso titolo.
Giunta sulle pagine del giornalino di Candy Candy nei primissimi anni '80 (e sostituita, dopo la sua conclusione, da "Rosa pasticcio" di Riyoko Ikeda!) venne utilizzata un po' come tappabuchi quando iniziò a scarseggiare il materiale "più succoso" della mangaka; originariamente era infatti pubblicata in fondo al volume 4 di Fostine, che la Fabbri serializzò col titolo "La storia i Luna".
Naturalmente il titolo fu cambiato in un più semplice Ehi, Juliet!, le pagine furono ricolorate e i nomi occidentalizzati; uno dei personaggi viene addirittura chiamato in due modi diversi (Peter e George), ipotizzo per un errore dovuto al fatto che in Giappone gli studenti (e non solo) vengono chiamati per nome o per cognome a seconda del grado di confidenza con l'interlocutore (tralasciando tutta la questione dei vari suffissi "chan", "kun", "san", eccetera)... evidentemente il traduttore/adattatore dell'epoca non era molto esperto delle usanze nipponiche. D'altronde anche le traduzioni sembrano un po' approssimative, certamente in quegli anni non c'era la professionalità di adesso.
Si tratta di una storia piuttosto semplice, senza pretese, ma ha il pregio di essere stata scritta e disegnata in anni in cui lo stile dell'autrice era nel suo pieno splendore [almeno secondo i miei gusti... io preferisco infatti le sue storie più vecchie], si tratta comunque della classica storiella d'amore adolescenziale e i protagonisti non hanno niente che li faccia spiccare tra le miriade di altri personaggi degli shojo, ma è uno dei quei prodotti che non va certo letto per trovarvi qualche significato profondo o una trama super-avvincente. Anche perchè, vista la sua lunghezza (o sarebbe meglio dire "cortezza" ^^), ha il difetto di cui soffrono la stragrande maggioranza delle storie brevi, ossia una relativa superficialità delle vicende e dei personaggi [insomma, non tutti si chiamano Tsukasa Hojo! ;-)].
Purtroppo l'unico modo per poterla leggere in italiano è procurarsi i numeri di Candy Candy su cui venne serializzata, nella recente ristampa di Fostine a cura della Star Comics non è infatti stata inclusa dal momento che quella versione si basava su una ristampa che non la conteneva; qui sotto potete comunque accedere a varie pagine di approfondimento, tra cui una breve sinossi della storia per coloro che non hanno avuto la possibilità di leggerla nei lontani anni '80. Buona lettura! ^_^

 

In My Humble Opinion (I commenti degli altri):
MINMAY-CHAN
Non faccio parte di coloro che da piccole leggevano il Giornalino di Candy Candy, quindi per me non č una pubblicazione a cui sono legata da nostalgici ricordi d'infanzia. Premesso questo devo dire che dare un giudizio su questa storia breve dall'edizione italiana pubblicata dalla Fabbri č decisamente difficile. I dialoghi non sono per niente scorrevoli e risultano approssimativi, la trama č per molti versi "reinterpretata" e i disegni purtroppo rovinati dalla colorazione (alcuni sono talmente scuri che spesso non si capisce cosa ci sia disegnato e non sono del tutto convinta che tutte le tavole siano state ribaltate, alcune sono decisamente "strane", mah...).
Fidandomi di Hara-Sensei posso sostenere solo che č una storia breve decisamente carina e romantica, senza troppe pretese ma che si fa leggere con piacere. Mi piacerebbe poterne vedere la versione originale..

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