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introduzione

hikari e maoHikari no Densetsu è uno di quei titoli che hanno segnato la mia infanzia, anche se nella sua forma animata; da piccola non solo si era ricavato un posticino privilegiato nel mio cuore perchè aveva una protagonista che si chiamava quasi come me (eh... e adesso vi sfido a indovinare quale sia il vero nome di Minmay X°°°°D), ma era anche il tema principale dei giochi con le amiche, costruivavamo gli attezzi ginnici e ci lanciavamo in improvvisate competizioni (con scarsi, scarsissimi risultati, a dire il vero XD). Quindi immaginatevi il mio entusiasmo quando la Star Comics annunciò la pubblicazione italiana del fumetto!!
Da quando negli anni '90 in Italia si è iniziato a pubblicare seriamente manga, intorno a questo titolo aleggiavano diversi miti, proprio perchè noi lo conoscevamo solo per la brevissima serie tv giunta da noi durante la seconda metà degli anni '80, la quale si interrompeva proprio sul più bello, tutte le fan (e anche i fan) erano curiosissime di sapere come le vicende di Hikari e dei suoi amici si evolvevano e concludevano. Qualcuno aveva provato a narrarci i fatti del volumetto finale, ma proprio perchè non c'erano fonti davvero attendibili, quello che si sapeva era piuttosto vago (e alla fine si è rivelato non del tutto esatto). Certo... all'epoca meglio quello di niente, eh?!? ;)
La storia, opera di Izumi Aso, pubblicata sulla famosa rivista Margaret della Shueisha dal 1985 al 1988 e successivamente raccolta in 16 tankobon, racconta le imprese sportive (ma anche quelle sentimentali) di Hikari Kamijou valente atleta di ginnastica ritmica. Sotto i riflettori viene messa la rivalità sportiva con la propria Senpai Hazuki Shiina e l'amore che la ragazzina nutre per il bravissimo e affascinate Takaaki Ooishi, ma ben presto un nuovo e carismatico pretendente si fa avanti: l'avvenente Mao Natsukawa, talentuoso musicista che instaura con la nostra protagonista un sodalizio artistico. Riuscirà Hikari a gareggiare alle Olimpiadi di Seoul del 1988 e a coronare il suo sogno d'amore?
Questo non è certo uno di quei fumetti romantici dove lo sport è messo in secondo piano e serve solo come argomento di contorno, spesso i sentimenti dei protagonisti vengono messi in luce durante le loro performance sulla pedana. Le gare non vanno seguite distrattamente solo per sapere come queste "andranno a finire e chi sarà l'atleta vincitrice", ma ne va colto ogni aspetto soffermandosi su ogni singolo disegno e dialogo. E la Sensei Aso è davvero molto brava non solo nel narrare i sentimenti dei suoi personaggi ma anche nel disegnare i vari passaggi degli esercizi, se si osservano bene i disegni in sequenza si capisce benissimo i movimenti che le atlete fanno con i vari attrezzi. Ogni coreografia è studiata nei minimi dettagli.
Lo stile della Sensei è prefettamente in linea con quello degli shoujo della metà degli anni '80, preciso pulito e molto carino. E' sempre stata piuttosto brava a realizzare le anatomie e questo si può notare proprio in quest'opera dove è alle prese con le difficili pose delle ginnaste, le quali sono "descritte" e realizzate in modo molto efficace e curato. Intorno al volume 8 i disegni di Izumi Aso iniziano a mutare, si fanno più aggraziati, più precisi e definiti, i personaggi diventano graficamente davvero molto belli (non è difficile restare catturate dal fascino di Mao o di Ooishi....), più elaborati e con un design più adulto. Questo coincide anche con la crescita fisica dei protagonisti e il nuovo tratto della Sensei li rende graficamente più accattivanti e armoniosi. Insomma, chi non ha preso in considerazione questo fumetto per via della grafica, beh avrà di che ricredersi. ;)
Qualcuno in giro per il web si lamentava del fatto che in questo fumetto tutti i personaggi alla fine siano amici e nessuno si odi realmente, neppure chi è rivale in amore. Io invece penso che questo sia uno dei punti di forza della narrazione e che la Sensei abbia voluto mettere in luce la sportività e l'ammirazione che ogni atleta prova l'una per l'altra. L'entusiasmo di Hikari per ogni esibizione delle avversarie è genuino e contagioso, anche il lettore si trova a fare il tifo e ad ammirare le performance delle altre ginnaste. Non c'è quella rivalità malsana fatta di sotterfugi, piccole vendette e dispetti, ma quella sana e sportiva dove ognuna vuole battere l'altra solo dando il meglio di sè. Un tipo di rivalità che non fa scadere la trama, non la rende banale e che dimostra il lato bello e sano dello sport. E se ci pensate bene, in ogni buon manga sportivo (shoujo e non) che si rispetti certi temi sono sempre ben sottolienati: si batte l'avversario con l'impegno, il sudore, l'allenamento e la passione e lo si rispetta profondamente.
Ma nonostante tutto, questo fumetto non è immune da difetti, alcuni argomenti non sono sufficientemente approfonditi (vedasi ad esempio l'incidente che ha convinto il Coach Togashi a smettere di allenare, ci viene solo accennato, ma non spiegato in dettaglio) e in alcuni punti, soprattutto verso i volumi finali, si nota nettamente il salto da un'argomento all'altro. Tali cambi di direzione non sono omogenei e ben inseriti nella trama, ma spesso sembrano tentativi per tenere il lettore incollato alle pagine (vedasi l'introduzione di Fumiko Kiryuu che serve sì a far capire a Hikari i suoi limiti, ma è quasi esclusivamente messa lì come espediente per dare una nuova svolta al fumetto).
Tutto questo porta al "pesante tracollo" del volumetto 16, quello finale. Fino a quel punto Hikari no Densetsu era stato, nonostante qualche piccola scivolata, un manga sportivo, godibile, interessante e intrigante, ma in questo tankobon si cambia totalmente registro, lo sport viene quasi messo da parte e funge solo da sfondo. Viene messa sotto i riflettori esclusivamente la parte emotiva dei personaggi, o meglio di soli due personaggi: Hikari e Mao (più Hikari che Mao a dirla tutta). Inoltre anche graficamente è parecchio diverso dagli altri, certo l'evoluzione del tratto della Sensei portava in quella direzione lì, ma si hanno veri e propri "stravolgimenti" grafici, soprattutto nel modo in cui viene disegnato Mao.
L'impressione che si ha da questo ultimo numero è che l'autrice sia quasi stata costretta a chiudere in corsa, la direzione che prendono sia la trama che gli avvenimenti trattati non è in totale disaccordo con il resto del fumetto, ma si capisce che c'era bisogno di molte pagine in più perché questi potessero essere ben sviluppati. All'inizio del volume si ha un netto e brusco cambio di direzione, succedono di punto in bianco cose che non ti aspetti e che sarebbero state molto più coerenti se si fossero introdotte piano piano. Anche il finale lascia un po' l'amaro in bocca. Per carità, mantiene una sua dignità, ma come ho già ampiamente detto è il fatto di aver condensato tutto in meno di 200 pagine che lo penalizza ampiamente.
Non so, forse sarà anche perché nutrivamo parecchie aspettative su questa fantomatica tragica e coinvolgente conclusione (proprio a causa di ciò che vi dicevo in apertura riguardo ai miti che circolavano intorno a questa trama), ma devo dire che la prima volta che l'ho affrontato ne sono rimasta davvero delusa. L'ho rivalutato leggermente adesso dopo una seconda e approfondita lettura, ma resto dell'idea che servivano almeno altri due volumi per arrivare a dove siamo giunti. Il tutto IMHO, come sempre... probabilmente è una di quelle cose che divide su due fronti i fan: o ti piace o non ti piace (io resto sul "non male, ma si poteva fare decisamente meglio").
Ma nonostante tutto questo è un manga che mi sento di consigliare a tutti gli amanti dello shoujo "vecchio stile", non vi fate troppo condizionare da quello che io vi ho detto sull'ultimo volumetto, resta comunque un fumetto avvincente e coinvolgente. Provare per credere! ;)

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