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CherishDopo anni di pubblicazioni sulle riviste shojo della Shueisha (nella fattispecie Ribon e Ribon Original), nel 2006 giunse anche per Wataru Yoshizumi il momento di esplorare nuovi orizzonti e di provare a cimentarsi con storie più adulte, da quell'anno quindi la sensei ha iniziato la sua collaborazione con la rivista Chorus (adesso rinominata Cocohana) sulla quale ha serializzato alcuni josei (manga destinati a giovani donne). Le prime due storie furono Happiness e Cherish, confluite poi in un unico tankobon (edito anche in Italia dalla Panini Comics) che venne intitolato proprio Cherish poichè quella era la storia più lunga e, teoricamente, più interessante.
Dico "teoricamente" perchè di fatto le aspettative che c'erano su questo suo nuovo manga sono state disattese, la Yoshizumi si dimostra ancora inesperta nell'affrontare temi più maturi (in verità non riuscirà a farlo neanche nei suoi josei successivi) perchè sebbene abbia delle idee carine sull'incipit da utilizzare, di fatto poi non riesce a sfruttarle a dovere e ricade sempre nei soliti clichè a cui ci aveva abituato ai tempi di Marmalade Boy e manga seguenti. Il suo problema maggiore consiste infatti nel non saper approfondire a sufficienza i temi da lei scelti e oltretutto non basta alzare l'età anagrafica dei protagonisti per far diventare uno shojo automaticamente un josei se poi questi continuano a comportarsi con l'immaturità di un dodicenne; la Yoshizumi in questo si dimostra molto ingenua (anche se per sua stessa ammissione nei free talk, non era sicura a priori di riuscire a caratterizzare bene dei personaggi più adulti di quelli a cui era abituata) e il risultato è che ci si ritrova di fronte a una storiella leggera e molto superficiale.
Premetto subito che dovrò fare dei riferimenti alla trama per poter spiegare cosa penso di questo manga, quindi se non volete rischiare spoiler smettete subito di leggere (o andate prima a leggervi il riassunto, lo trovate tra i link più in basso :P). In questo volumetto ci viene prima presentata la storia di Chihiro, una ragazza che è stata cresciuta da una coppia di padri gay e che per tale motivo era stata lasciata dal ragazzo di cui era innamorata; e la storia di Kayano, una donna che si trova a doversi rifare una vita dopo aver perso il marito e con un figlio da crescere e sulla sua difficoltà nel riuscire nuovamente ad amare qualcuno dopo aver provato un grande dolore. Due tematiche quindi sulla carta importanti anche perchè riflettono problematiche realmente esistenti nella società giapponese (che è risaputo essere molto rigida, e troppo chiusa e intollerante verso i rapporti "non convenzionali") ma che restano marginali e poco approfondite.
Soprattutto nella prima storia tutto ruota quasi esclusivamente attorno alla protagonista Chihiro e al suo ex-ragazzo Tsuda, la presenza dei due padri gay serve unicamente per spiegare come mai i due si erano lasciati e anche se la Yoshizumi ci prova a inserire un "elemento di disturbo" nella loro relazione, di fatto questo risulta essere abbastanza forzato e buttato lì, così come assurda è la comparsa di un personaggio (mai visto prima) nel terzo capitolo che ha l'unico scopo di permettere ai due ragazzi di chiarire vecchi malintesi (le letterine false???? Andiamo! Dai tempi di Candy e Iriza non leggevo una cosa del genere!). Chiarimenti che poi sarebbero dovuti avvenire già dopo poche pagine se la sensei li avesse fatti agire da persone adulte che risolvono i propri problemi cercando un dialogo e un confronto, invece li fa agire come ragazzini delle medie che si tengono il muso dopo un litigio e non si parlano per anni. La stessa risoluzione del litigio/malinteso denota poi l'assoluta mancanza di idee della sensei che non riesce ad abbandonare il suo vizio di creare questi stratagemmi assurdi e forzati per sbrogliare le matasse da lei stessa create, quando invece una spiegazione più lineare e realistica spesso risulterebbe più efficace: Happinessnon sarebbe stato più credibile che Tsuda avesse davvero lasciato Chihiro perchè incapace a quell'età di accettare una sua situazione familiare così anomala e che con gli anni fosse poi maturato e avesse conseguentemente cambiato mentalità a riguardo? Insomma il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Se però la storia di Cherish, riuscendo a soprassedere su questi difetti (non da poco) e ad approcciarsi ad essa come ad una semplice storia d'amore senza pretese, risulta comunque scorrevole e si legge quasi volentieri, altrettanto non si può dire di Happiness che è davvero insulsa e poco convincente dato che lì non solo sussistono i problemi già sopra evidenziati (superficialità dei temi trattati e comportamenti poco maturi dei personaggi) ma è anche il plot in sè ad essere noioso e sconclusionato. I disegni invece sono come sempre piuttosto gradevoli ad una prima analisi ma già iniziano ad emergere alcuni difetti che diventeranno sempre più evidenti nei manga successivi (vedasi ad esempio la recensione di "Cappuccino") e quindi neanche dal punto di vista grafico si rimane pienamente soddisfatti, le vignette sembrano un po' tutte fatte con lo stampino, me ne sono accorta soprattutto quando sono andata a cercare qualche tavola significativa con cui decorare il riassunto ^^;;; C'è però da dire che questa è una cosa che salta all'occhio solo se si fa la "radiografia" del manga, bisogna convenire che al primo impatto lo stile della sensei fa comunque un bell'effetto :-)
E' però vero che non si può consigliare l'acquisto di un fumetto solo per i suoi bei disegni perchè o sono davvero delle meraviglie (come quelli di Alichino per esempio) o sennò una storia almeno decente ci vuole, quindi Cherish lo vedo più come un manga da farsi prestare (anche perchè mi risulta che sia ormai esaurito e fuori catalogo) e da leggere quando non si ha niente di meglio a portata di mano.


In My Humble Opinion (I commenti degli altri):
MINMAY-CHAN
Rispetto ad altre storie della Sensei Yoshizumi la trama di Cherish è decisamente più sensata. Certo i grandissimi temi sociali e adulti che tutti sbandierano a destra e a manca sono trattati in modo piuttosto superficiale e "bambinesco", i personaggi, nonostante anagraficamente siano degli adulti, agiscono come se fossero degli studentelli delle medie (tutti, inclusi i padri gay U.U) ma almeno la trama generale della storia ha un senso e la protagonista di turno non saltella da un fidanzato all'altro come invece facevano le ultime eroine di questa mangaka.
La seconda storia dell'albo ha una trama trattata ancora più infantilmente della prima ed è decisamente più bruttarella di quella che dà il titolo al volumetto.
Come sempre impeccabili i disegni, precisi, puliti e gradevoli. Si ricade sempre lì, che questa donna si trovi un bravo sceneggiatore, accidenti!!
Non è un albo che consiglio, si può vivere benissimo senza leggerlo, ma è meno peggio di tanta altra roba scritta da quest'autrice..
Sbrn

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