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introduzione manga Oav e Film èersonaggi gallery Saki Hiwatari

introduzione

arisu e rinSette adolescenti, reincarnazione dello spirito di sette alieni ("alti meno di un mignolo") che abitarono una base scientifica sulla Luna; si ritrovano e tentano di ricostruire le loro vite passate, le cui immagini ritornano loro in sogno. Uno di loro intende distruggere la base lunare, che custodisce tecnologie pericolose; persegue la vendetta personale contro un altro dei membri della base; ed insegue l'amore, che nella vita precedente violò. I suoi piani, tuttavia, si scontrano con la realtà in cui vivono come terrestri: nuovi legami, nuove prospettive, nuove visioni della vita. Sogni, alieni, poteri esp, sentimenti e passioni vissuti intensamente.
Questo è, in estrema sintesi, il motore narrativo di questo pregevolissimo manga. È un motore possente, dalle potenzialità impressionanti: si pensi solo alla quantità di personaggi, e, quindi, di relazioni in gioco. Saki Hiwatari sfrutta fino in fondo gli spunti offerti dall'ambientazione, sia nella complessità dell'intreccio, sia nell'approfondimento psicologico dei singoli caratteri e delle loro interazioni. Dal punto di vista narrativo, l'unico neo dell'opera è lo scioglimento finale, che, però, merita un discorso a parte. Per tutto il resto, Proteggi la mia Terra è senz'altro uno dei fumetti meglio scritti e più appassionanti fra quelli in cui ci siamo imbattuti.

Ma la sua ingegnosa e ben realizzata struttura narrativa costituisce solo una parte del fascino di questo manga. Ne è, per così dire, l'aspetto tecnico/strumentale; certo, raffinato al punto da soddisfare di per sé, capace come è di incatenare il lettore alle pagine; ma è solo una parte della storia. I binari, i treni, gli aerei sono i mezzi tecnici che ci trasportano, ma non sono il viaggio; così le vicende dei personaggi di Bokutama (contrazione di Boku no Chikkyu o Mamotte, titolo originale della serie) sono ciò che ci trascina, ma non esauriscono il senso dell'opera.
Il tema centrale (cioè, in quest'ottica, la mappa della narrazione e della lettura) di "Proteggi la mia Terra" è il rapporto problematico fra il presente e la memoria, che si delinea con una serie di questioni, che i personaggi affrontano:
- quanto pesa il passato, nel definire il presente?
- quanto pesa la memoria, nelle scelte del presente?
- quando, secondo quali criteri, abbiamo diritto al perdono per i nostri atti?
- specularmente, quando, secondo quali criteri, il perdono è significativo, e non mero oblio?
- quindi: che cosa significa perdonare?
- e chi ha il diritto di perdonare?

Che questo tema sottenda tutta l'opera è chiaro fin dall'inizio, viene ribadito nel suo svolgersi, scandisce l'evoluzione della vicenda, segna le psicologie dei personaggi. È il dilemma esplicito di Issei/Enju e Haruhiko/Shukaido; una sua soluzione determina le azioni di Rin/Shion; la stessa Arisu se lo pone, via via che prende coscienza del suo poter essere (la reincarnazione dello spirito di) Mokuren.
Il rapporto fra memoria e vita presente, inoltre, deve essere inteso, a nostro parere, non solo sul piano individuale, bensì anche su quello collettivo. A tal proposito, vediamo: prima, come giustificare questo passaggio di livello interpretativo; quindi, se esistono condizioni perché questo livello sia presente all'autrice.
Una delle questioni fondamentali è il ruolo del passato nel definire il presente. In forma interrogativa, e riferendoci al nodo doloroso della storia: in base a che cosa, Haruhiko è responsabile degli atti di Shukaido? (NB: sottolineiamo volutamente l'aspetto della responsabilità, rispetto a quello dell'identità). Haruhiko si assume ed accetta la responsabilità per gli atti di Shukaido, poiché di Shukaido ricorda i ricordi. Si noti che siamo oltre la classica transustanziazione, che non richiede il mantenimento della memoria. Quindi, è l'accettazione di quei ricordi come propri, che spinge Haruhiko ad assumersi la responsabilità degli atti di Shukaido. Non c'è continuità nella materia (il corpo); la continuità dello spirito non è condizione sufficiente (e sarà analizzata esplicitamente, nel corso della storia); è la continuità della memoria, che conta.
L'accettazione di responsabilità per atti del passato è una questione che brucia nella vita culturale e politica del Giappone: in particolare, gli orrori perpetrati dalle truppe nipponiche in Manciuria e nei teatri della seconda guerra mondiale, negli anni '30 e '40 del XX secolo, sono tuttora occasione di tensione nelle relazioni internazionali, ogni volta che il Governo di Tokyo si lancia in iniziative che tendano a ridimensionarne la gravità od addirittura a negarne la realtà. Esempi di queste iniziative sono stati, in anni recenti, l'adozione di testi scolastici negazionisti e l'omaggio del Primo Ministro Koizumi ai militari giapponesi caduti nella seconda guerra mondiale.
Questo per dire che il problema dell'accettazione della responsabilità e del diritto al perdono, è assolutamente ben presente nella vita giapponese: può, quindi, ragionevolmente far parte sia della cultura personale di un autore sia dell'humus culturale (memoria, inconscio collettivo) da cui nascono le idee.
Le riflessioni, che nascono da questo livello di lettura, scaturiscono, lo ribadiamo, da quegli stessi interrogativi che abbiamo proposto più sopra, laddove agli individui si sostituiscano le nazioni, i popoli, o qualsiasi altra entità collettiva.alieni
Saki Hiwatari investiga questi interrogativi in forma drammatica e problematica: da una parte, sviscera i significati dei vari termini chiamati in causa, attraverso le vicende narrate; dall'altra, li assume come concetti da esplorare, da definire tramite una ricerca. E così, colpa, perdono, responsabilità, identità, consapevolezza, accettazione prendono forma attraverso il percorso di esperienza dei vari personaggi; soprattutto, ne viene costantemente sottolineata la complessità. Si faccia attenzione: la complessità di questi prinicipi deriva dalle loro reciproche relazioni: queste relazioni rendono impossibile definire un termine indipendentemente dagli altri. Ricapitolando: a questioni profonde, Hiwatari-Sensei non offre risposte semplici; bensì definisce un contesto in cui quelle domande abbiano un senso (e non solo una corretta formulazione sintattica) ed esplora le correlazioni dei termini in quel contesto. L'etica è un sistema complesso, e Proteggi la mia Terra ne mette scena tutta la complessità.
Un effetto clamoroso di questa sapiente messa in scena è la difficoltà di giudicare Haruhiko/Shukaido e Rin/Shion: la difficoltà nasce dall'intreccio delle personalità umano/alieno. Districare quell'intreccio è condizione necessaria ad ogni discorso etico.
Un punto fondamentale dell'analisi della Hiwatari è che la memoria non è un datum immodificabile, tutt'al più da recuperare; bensì è un processo di ricostruzione, nel quale fondamentale è il ruolo di chi ricorda/ricostruisce. E che questo sia opinione dell'autrice è dimostrato senz'altro dalla scena (vol.15 italiano/vol.8 giapponese), nella quale Shion sogna Arisu. Con questo approccio, a nostro parere, l'autrice intende mettere in evidenza come il presente influenzi il modo di ricordare, quindi la memoria; che, a sua volta, contribuisce a definisce il presente. In breve: il presente ha le proprie fondazioni nella memoria, ma l'interpretazione della memoria (quindi il passato) ha le proprie fondazioni nel presente. Questo circolo, in Bokutama, è virtuoso, poiché porta alla liberazione delle vite dei personaggi.
Il pericolo evidenziato dalla Hiwatari, nell'affrontare questo percorso, è che il passato (le vite precedenti) prendano possesso di quelle presenti, le forzino in una ripetizione ossessiva, od in una semplice continuazione. Non nuove vite (cioè nuove scelte, nuovi errori, nuove speranze, nuovi progetti), bensì prolungamenti sterili delle precedenti; quindi non vita, bensì ripetizione.
La Hiwatari propone un percorso che conduce sì al perdono, ma attraverso la consapevolezza: è, infatti, nella consapevolezza (cioè la comprensione degli atti compiuti o subiti) che sta la differenza fra perdono e rimozione. E questo è innanzitutto percorso di chi ha il diritto/responsabilità di perdonare: nel nostro caso di esempio, è Rin/Shion che ha la responsabilità del perdono, in quanto vittima. Haruhiko/Shukaido non dispone del perdono, poiché fu carnefice: a lui compete solo l'abbandono alla pietà della sua vittima. D'altra parte, creare le condizioni per le quali il perdono sia possibile è necessario, al fine di poter vivere una vita che non sia prigioniera del passato. La crezione delle condizioni è nelle mani sia di chi deve perdonare, sia di chi deve essere perdonato: senza la consapevolezza e l'assunzione di responsabilità di entrambi non può esserci perdono, quindi non può cominciare la nuova vita.

E' doveroso ringraziare Touch per aver fornito il materiale originale per costruire questa sezione. Arigatou!!!

arisu e mokuren

In My Humble Opinion - (I Commenti degli Altri):
Sbrn
Non mi comprai questo manga perchè inizialmente non mi ispiravano i disegni, ho avuto però modo di leggerlo in prestito e ne sono stata conquistata fin dalle prime pagine. La storia è davvero notevole, la Hiwatari ha saputo essere veramente una "regista" coi fiocchi (bellissima l'idea del doppio punto di vista); un manga da non perdere, così come gli oav (ovviamente NON nella versione italiana x__x), si meriterebbero entrambi una ristampa (e un ridoppiaggio, nel caso degli OAV) come si deve!
Minmay
Questo è uno di quei manga che quando fu annunciato non mi venne manco voglia di provare a guardare di cosa parlasse, poi, consigliata da diverse persone, l'ho letto. Beh... la storia è proprio bella (anche se devo capire se la sua "lentezza" sia un pregio o un difetto), peccato per il tratto immaturo della Hiwatari e per alcuni avventimenti della fine... l'autrice poteva astenersi da prendere un paio di decisioni.
Da brava (stra)fan di Saint Seiya e soprattutto di Hyoga/Crystal ho molto apprezzato le citazioni che la Hiwatari ne fa nei primi volumi del manga (Hyoga è il massimo!! © Saki Hiwatari). :D

Simone "Ras"
graphic by Minmay

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